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business online, digitalizzazione

Digital Transformation in Italia: cosa è cambiato con il Covid?

Digital Transformation in Italia: cosa è cambiato con il Covid?

Ad inizio 2020, pre pandemia, il panorama imprenditoriale italiano si rivelava ancora molto poco digitale rispetto alla media europea, principalmente per le caratteristiche proprie delle aziende italiane e le "mentalità conservatrici" dei loro fondatori ed amministratori. In generale piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, poco inclini a pensare ad una trasformazione digitale con l'adozione di nuovi strumenti.

Prima del covid, secondo le statistiche di Key4Biz.it (il quotidiano italiano di riferimento sulla digital economy e sulla cultura del futuro), solo il 10% delle aziende italiane vendeva tramite shop online e solamente il 44% dei nostri connazionali effettuava acquisti online (contro una media europea pari al 68%). 

Vendere ed acquistare tramite la “modalità ecommerce” non appariva così “convincente” sia lato venditore-azienda sia lato consumatore.

Nel 2016 in Italia, a livello istituzionale, è stato creato il Team per la Trasformazione Digitale, tra i cui obiettivi c'è la conversione tecnologica della pubblica amministrazione.
Fra i primi task c'è stata la creazione di strumenti social, sia per la comunicazione con i clienti sia come nuove funzionalità offerte a supporto del servizio clienti. Secondo il coordinatore del team, Luca Attias, il problema principale era che in Italia c'erano ancora troppe persone che non avevano accesso agli strumenti digitali. Tanto per fare un esempio, secondo uno studio dell'OECD, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, gli italiani tra i 16 e i 74 anni che non avevano mai navigato su internet era pari al 26%, contro il 14% degli altri paesi facenti capo all'organizzazione (dati pre Covid).  

Ma veniamo all'emergenza Covid.

Il coronavirus ha costretto l'Italia ad accelerare la "digital transformation".

Nel giro di 3 mesi, molte aziende e anche diversi piccoli negozi di quartiere hanno modificato il modo di lavorare, introducendo innovazioni anche importanti, per adattarsi e reagire alla nuova situazione.
Smart working, riunioni virtuali in videoconferenza, condivisione di documenti online, procedure elettroniche, shop online sono diventati sistemi utilizzati all'ordine del giorno per numerose realtà di diversa caratura. Un gran numero di cittadini ha iniziato a familiarizzare, volente o nolente, con strumenti digitali con i quali non aveva molta o alcuna dimestichezza fino a pochi giorni prima. 

La pubblica amministrazione?

A livello di pubblica amministrazione, invece, la strada da fare è ancora lunga, come ha dimostrato il caso del sito dell'INPS andato in crash per il numero di richieste di indennità Covid arrivate contemporaneamente.
Sicuramente quello della digital transformation della pubblica amministrazione sarà uno dei temi più impellenti da affrontare nel prossimo futuro. Diverse volte sono stati fatti dei tentativi, mai andati totalmente a buon fine. Si pensi all’identità digitale SPID. Ora però, sempre l'INPS ha annunciato che entro qualche mese proprio lo SPID costituirà l'unica modalità di accesso ai suoi servizi online. 

Secondo un'indagine di ACCENTURE, la società di consulenza aziendale più grande del mondo, una soluzione finalmente vincente per la nostra PA potrebbe essere la stretta collaborazione tra pubblico e privato in ottica multicanale, in modo che le pubbliche amministrazioni prive delle necessarie competenze tecnologiche possano essere affiancate da realtà con esperienza. 

E le aziende?

Il decreto del 23 febbraio 2020 a favore dell’home working e dello smart working ha dato una spinta alla digitalizzazione della realtà italiana. Stando ai dati del Ministero del Lavoro, prima dell'emergenza i lavoratori dipendenti che usufruivano dell'autonomia nel luogo e negli orari di lavoro erano poco più di mezzo milione (dato già cresciuto del 20% rispetto al 2019). Ebbene, con l'emergenza Covid il dato è raddoppiato.
Ma il potenziale è ben superiore (si stima che si potrebbe arrivare a ben 8 milioni).
Il “lavoro da casa” si è rivelato un'opzione positiva per molti lavoratori e anche per le aziende, specialmente quelle medie e grandi. 

Da un lato, molti dipendenti hanno infatti hanno apprezzato la possibilità di non dover effettuare trasferte o spostamenti pendolari, affrontando quindi meno costi, e potendo ricavare più tempo libero per sé e per la propria famiglia. Unico neo: la mancanza del rapporto diretto e della quotidianità con i colleghi. 

Dall’altro lato le aziende hanno rilevato un aumento di produttività dei dipendenti, con una diminuzione dei costi fissi. Tanto che sono diverse le realtà che prenderanno in considerazione un sistema più flessibile del lavoro, anche solo in modalità parziale.
Da tutta la situazione è emerso come, in uno scenario così complesso come quello portato dal Covid, le aziende più mature a livello tecnologico e digitale sono destinate non solo a sopravvivere, ma ad ottenere anche risultati di rilievo.
Sono in molti ad aver capito ad esempio che i servizi in Cloud sono essenziali per offrire continuità di servizio, e non solo, permettono anche di ridurre il rischio aziendale, mantenendo i costi contenuti. 

L'aumento della vendita online e l'adozione dei CRM

Un altro strumento fondamentale di cui ogni realtà aziendale di qualsiasi dimensione dovrebbe dotarsi per una trasformazione digitale efficace è il CRM, ovvero il Customer Relationship Manager.
Il CRM è ideale per raccogliere i dati inerenti ai propri clienti, segmentarli a seconda di diverse caratteristiche ed abitudini di acquisto, inviare messaggi ed offerte personalizzate e poter instaurare con loro una relazione di fiducia.
Nel momento in cui un’azienda, per quanto piccola, ha a disposizione tutte le informazioni possibili relativamente alla propria clientela, ha in mano una vera e propria miniera cui attingere per studiare strategie e promozioni davvero efficaci.

Per quanto riguarda gli e-commerce, la quasi totalità delle aziende che hanno adottato sistemi di vendita online li manterranno anche in futuro, avendo apprezzato la possibilità di mantenere un servizio continuativo (ossia vendere anche se l'azienda è chiusa, come verificatosi durante i mesi di lockdown) ed avendo inoltre rilevato un aumento delle vendite.
Lo stesso si può dire anche per piccole realtà che hanno adottato semplici strumenti come le ordinazioni online e la consegna a domicilio.

D’altro canto, molte persone che non avevano mai effettuato acquisti digitali, hanno riconosciuto la comodità e rapidità di questi sistemi, dichiarando che d’ora in poi li sceglieranno sistematicamente o che comunque li prenderanno più spesso in considerazione. 

Il problema di molte piccole aziende è che spesso mancano di know-how per affrontare correttamente la digital transformation. Il rischio enorme è di investire risorse di tempo e denaro in programmi e strumenti che, per mancanza di obiettivi e di strategia, portano scarsi risultati.
Anche perché quando si parla di digitalizzazione aziendale non significa semplicemente creare un sito e-commerce, ma implica l'adozione da parte dell'azienda di nuove tecnologie e strumenti digitali per ottimizzare il proprio business non solo online, trasformare e/o sostituire i processi aziendali (non solo digitalizzarli) e creare un ambiente per il business digitale, in cui le informazioni digitali sono al centro del sistema azienda.

Per questo risulta fondamentale essere affiancati da professionisti in grado di analizzare il singolo business aziendale ed implementare un piano di trasformazione digitale studiato ad hoc e progettato per realizzare le migliori performance.

 

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