di Barbara Tomasin

Ebola: la paura corre in rete? La ricerca di Omniaweb sui giornali di tutto il Veneto

Un virus che sta sconvolgendo il mondo e che ha portato timori e preoccupazione anche in Veneto. Tanto è vero che si è registrato un vero e proprio boom del numero di ricerche online legate a Ebola in Veneto: oltre 192mila quelle registrate in regione negli ultimi cinque mesi. Sono i risultati di uno studio realizzato da Omniaweb, che ha ricevuto attenzione e spazio su giornali, testate online, radio e televisioni di tutta la regione.

Verso quota 65mila ricerche nel mese ottobre
Osservando nel dettaglio i risultati dell’analisi di Omniaweb, si scopre che nel mese di giugno le ricerche su Google di informazioni sul virus sono state circa duemila, mentre man mano che l’allarme mondiale si è fatto più forte salite a 18mila in luglio e al picco di 80mila in agosto, per poi attestarsi sulle 27mila e risalire – prevedibilmente fino a quota 65mila – alla fine di ottobre.

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Ma che cosa chiedono al Web i veneti riguardo a Ebola? «Chiedono informazioni sui sintomi – spiega il titolare di Omniaweb Victor Vassallo – ma anche le modalità di contagio e i fattori di rischio. È poi interessante notare che il picco delle ricerche è coinciso con il mese di agosto e dunque con il momento di punta dei flussi turistici per le ferie estive».

Settembre: i dati a Padova, Vicenza, Treviso, Verona e nelle altre province venete
Nel mese di settembre in Veneto si sono registrate 27.230 ricerche collegate a Ebola. In testa per numero di ricerche la provincia di Vicenza, con 7.232 ricerche, seguita da Treviso (6.245), Verona (4.737), Padova (4.310) e Venezia (3.898). In coda le province di Rovigo e Belluno, rispettivamente a 484 e 324 ricerche.

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L’esperto: «Selezionare con cura le proprie fonti o il rischio è un panico ingiustificato»
Attenzione alle fonti del web: è fondamentale saper riconoscere gli interlocutori affidabili e quelli che non lo sono. «Su Internet è facile – spiega Vassallo – diffondere informazioni inesatte o del tutto false: c’è chi lo fa per semplice superficialità e chi invece lo fa per un proprio tornaconto. Bisogna selezionare con cura le fonti più attendibili, come ad esempio il sito dell’OMS o quello del nostro Ministero della Salute. Altrimenti il rischio è che si diffonda un panico del tutto ingiustificato».

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