di Domenico Lanzilotta

Il commercio elettronico? In Europa vale quasi un quinto del fatturato delle aziende. Ma il dato italiano non è cosi buono

Quasi un quinto di fatturato che arriva dall’E-commerce. Un dato, quello riportato da Eurostat, che fa ben sperare. Ma che ci porta anche a spingere di più sull’acceleratore: l’Italia, infatti, è sotto la media del continente. In altre parole: nonostante la tendenza all’aumento, le aziende del Belpaese non hanno ancora sfruttato a pieno la possibilità offerta dal commercio elettronico.
Ma andiamo con ordine: Eurostat ricorda come nel corso del 2014 le imprese dei Paesi che fanno parte dell’Unione Europea hanno realizzato il 17% del fatturato con vendite e-commerce, sia B2B che B2C, o meglio con vendite ad altre aziende o direttamente ai clienti finali. La crescita è forte: nel 2008 ci si fermava ancora a quota 12%. Come negli anni precedenti, le imprese europee sono state più attive negli acquisti online rispetto alle vendite, con il 40% che ha utilizzato il canale web per comprare e il 19% che ha effettuato vendite elettroniche nel corso del 2014. Solo l’8% delle imprese ha venduto online in un altro Stato membro Ue differente dal proprio e il 5% in Paesi terzi.

Ma l’Italia è ancora indietro

Le notizie meno positive arrivano dal nostro Paese, dove la quota di fatturato delle imprese derivata dall’E-commerce si ferma al 9%. Questo nonostante 17 milioni di italiani abbiano acquistato qualcosa online negli ultimi tre mesi, come vi abbiamo raccontato, e nonostante i dati dei ricavi siano in costante crescita. C’è ancora un po’ di diffidenza nelle imprese italiane, ed è un peccato. Il commercio elettronico, infatti, permette di raggiungere mercati che solitamente non si riescono a penetrare, permette di destagionalizzare le proprie vendite, di farsi conoscere all’estero dove il made in Italy viene sempre guardato con un occhio di riguardo. E non possono essere solo le difficoltà dovute ad una legislazione farraginosa e alla tanta (troppa) burocrazia a fermare lo sbarco in Rete. Probabilmente c’è anche un aspetto culturale da superare. Per farlo magari basta guardare a quanto succede all’estero: Per fatturato generato dall’E-commerce, l’Irlanda è lo Stato membro che ha registrato la quota più elevata (37% del fatturato totale delle imprese), davanti a Repubblica ceca (30%), Slovacchia, Finlandia e Regno Unito (tutti 21%). All’estremità opposta della scala, una quota limitata del fatturato è stato originato dalle vendite online di imprese situate in Grecia (1%), Bulgaria (5%), Cipro (6%) e Romania (8%). In Italia, invece il numero di imprese acquirenti online è al 38%, quello dei venditori inferiore alla media Ue e pari al 10%. La quota di fatturato delle imprese italiane generato con l’e-commerce è pari al 9%.

 

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